BUONI POSTALI SERIE P: L’ABF CONFERMA I MAGGIORI INTERESSI

Il Collegio di Bologna, in data 03/06/20, ha emesso un’altra decisione favorevole per i risparmiatori in possesso di buoni fruttiferi postali della vecchia serie P, assistito dalla Delegazione Adusbef di Prato, che Poste Italiane aveva continuato ad utilizzare successivamente al 1 luglio 1986, apponendovi dei timbri che indicavano, sul fronte, la nuova serie, e nel retro, i nuovi rendimenti soltanto per i primi venti anni.

In questi casi l’orientamento dell’ABF può dirsi oramai consolidato, anche a seguito dell’intervento del Collegio di Coordinamento, nel senso di riconoscere al ricorrente “il rendimento previsto dalla tabella posta sul retro dei buoni oggetto del ricorso limitatmente al periodo dal 21° al 30° anno”, sulla scorta del seguente principio: il vincolo contrattuale tra emittente e investitore è quello risultante dai buoni fruttiferi sottoscritti e i provvedimenti ministeriali possono modificare i rendimenti riportati sui titoli a norma dell’art. 173 del Codice Postale, che prevede e regola le variazioni dei tassi e “si è fatto carico di imporre agli uffici emittenti l’obbligo, pur quando fossero stati utilizzati moduli preesistenti, di indicare sul documento il differente regime cui essi erano soggetti… nel pieno dei principi sanciti dagli artt. 3 e 47 Cost.”, il che non è accaduto in relazione al periodo di tempo in esame. Ne consegue che se Poste non ha incorporato correttamente nel buono sottoscritto le disposizioni ministeriali già in vigore, trovano applicazione quelle riportate sul buono, più favorevoli al risparmiatore.


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